Nel mondo contemporaneo, tutto quello che un tempo era certezza come la religione, la morale, l’identità, si sta sgretolando.
Per secoli, infatti, l’uomo ha creduto in un ordine superiore, sia esso naturale, divino o razionale: Platone parlava di idee perfette; il cristianesimo poneva in Dio l’ordine della realtà… Eppure, questa convinzione sembra essere solo un’illusione creata dall’uomo, per sfuggire al fatto che, forse, il mondo è caos.
Non esistono fatti, solo interpretazioni, affermava Nietzsche, il quale vedeva la realtà non come punto oggettivo, ma come l’insieme di punti soggettivi. L’uomo non ha certezze perché non esiste una verità assoluta: ogni individuo la costruisce partendo dal proprio punto di vista.
Se per il filosofo la verità dipende dalle prospettive individuali, Pirandello porta all’estremo tale concetto, mostrando che anche l’identità dell’uomo è frammentaria e indefinibile: ogni individuo, infatti, viene percepito in modo diverso da chi lo circonda, perdendo dunque la sua essenza unitaria.
C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno. Pirandello mostra l’uomo intrappolato nelle maschere imposte dagli altri, incapace di definirsi al di fuori di esse.
Di fronte a cotanta incertezza, è necessario scegliere se perseguire la via della lotta o quella della rassegnazione.
Sicuramente più propositiva la soluzione proposta da Nietzsche, che fornisce una risposta attiva alla crisi contemporanea: l’uomo non può arrendersi all’incertezza, ma deve cercare nuovi significati. La strada da seguire è quella del superuomo, colui che accetta senza illusioni e rimpianti la propria vita in tutte le sue manifestazioni. Non bisogna fuggire da ciò che accade, ma trasformare la realtà. Questo è possibile grazie al concetto della volontà di potenza, ovvero la capacità di reinventare la propria vita anziché subirla.
Ma come si può essere artefici della propria interpretazione del mondo, se la vita è tutta un inganno?
Se per Nietzsche il prospettivismo consente tale libertà, per Pirandello appare limitante: l’uomo non potrà mai raggiungere la verità, poiché non solo è inafferrabile, ma anche contraddittoria. Con il suo tono teatrale e dialogico, l’autore mette in scena il dramma dell’esistenza, e lo fa ponendo i suoi personaggi di fronte a situazioni assurde, evidenziando così la crisi dell’individuo. La distinzione tra reale e immaginario si dissolve: l’uomo, come l’attore, è costretto ad interpretare diversi ruoli senza mai riuscire a trovare la verità.
Nietzsche invita l’uomo a reinventare la propria verità, Pirandello lo costringe a riconoscerne l’inconsistenza: ogni tentativo di afferrarla la fa dissolvere. Seppur in modi e per scopi diversi, entrambi i pensatori danno all’arte un ruolo cruciale: da una parte è atto di creazione e affermazione, dall’altro rivelazione.
Dunque, quale via deve perseguire l’uomo? Dipende dalla visione che abbiamo del mondo, da come reagiamo davanti all’incertezza, da quanto tentiamo di identificarci nei modelli precostituiti per sentirci accettati dalla società.
L’esistenza non offre risposte definitive: tutto sta nel capire se si preferisce essere artefice del proprio destino o rassegnarsi a vedersi riflesso negli occhi degli altri.
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