Tutti siamo importanti ma nessuno è indispensabile, afferma un vecchio detto.
Spesso ci sentiamo fondamentali, addirittura insostituibili, come se niente e nessuno potesse prendere il nostro posto o portare a termine un compito che ci è stato assegnato. Ma poi accade qualcosa che ci impedisce di agire, e qui arriva la grande scoperta: il lavoro, le persone, il mondo intero, sono andati avanti anche senza di noi.
Se da un lato tale rivelazione potrebbe lasciare una punta di amarezza, dall’altro sottintende una grande speranza: ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza… per ogni fine c’è un nuovo inizio, come ci insegna Il Piccolo Principe.
Tuttavia, forse esistono delle eccezioni: alcuni uomini hanno influenzato talmente tanto il pensiero dell’essere umano, filosofico e non, da considerarli quasi indispensabili.
Uno di questi è senza dubbio Platone: se non fosse mai esistito, il pensiero occidentale avrebbe preso una direzione completamente diversa?
Platone visse nei lontani V-IV secolo a.C. e fondò una delle prime scuole filosofiche, quella di Atene, nella quale trasmise le sue idee sull’etica, sulla politica, sulla metafisica. Fu allievo di Socrate, il che potrebbe far pensare che sia lui la figura da ritenere indispensabile. Se da un lato è certamente vero, dall’altro è doveroso sottolineare che se Platone non ne avesse immortalato il pensiero nelle sue opere, l’eredità del suo maestro sarebbe giunta a noi in modo frammentario. Senza di lui, non avremmo mai potuto dare a Socrate l’importanza che merita.
Platone è l’uomo delle idee perfette, della distinzione tra mondo sensibile e iperuranio. Tale concetto ha influenzato profondamente la filosofia occidentale, dando origine a riflessioni sulla natura della realtà e sulla conoscenza. Cartesio, pur essendo vissuto parecchi secoli dopo, è a lui che si rifà quando parla di res cogitans (mente) e res extensa (materia). La stessa idea platonica trova nuovo sviluppo pure in Kant, con il suo dualismo fenomeno-noumeno. Platone ricercava il Bene come principio universale, Kant sosteneva che le nostre azioni devono essere guidate da principi morali universali.
Pur non essendo un pensatore religioso in senso stretto, Platone ha avuto un forte impatto su molte concezioni teologiche anche diverse tra loro: dal cristianesimo, al mondo islamico, alla filosofia ebraica medievale. Sant’Agostino, grande filosofo cristiano ancora oggi citato nei documenti ufficiali della Chiesa insieme a Tommaso d’Aquino, riprende da Platone la distinzione tra mondo materiale e mondo spirituale, e l’idea di un mondo sensibile che è solo il riflesso imperfetto di una realtà superiore.
Anche la concezione cristiana del Paradiso, e la relativa salvezza dell’anima, trovano origine nell’idea platonica dell’immortalità della stessa, la quale, dopo la morte fisica, lascia il mondo sensibile per raggiungere la verità assoluta. In chiave religiosa, la via platonica dell’anima viene reinterpretata come il suo percorso verso Dio.
Se per Platone l’anima può essere tripartita in razionale, irascibile e concupiscente, Freud riprende il concetto nel suo modello di Es, Io e Super Io, dimostrando che Platone ha gettato le basi anche per la psicologia moderna.
Platone, inoltre, si dedicò alla politica, allo scopo di rivendicare l’ingiusta condanna a morte di Socrate, per mano della democrazia ateniese. Voleva una società guidata da filosofi, protetta da guerrieri e sostenuta dai produttori. La sua visione prevedeva la possibilità di governare solo per chi aveva studiato, solo per chi non conosceva l’ignoranza.
Tale principio ha contribuito allo sviluppo del concetto di meritocrazia: si può governare solo se si possiedono competenza e saggezza, non per eredità familiare o elezioni popolari. Per raggiungere un livello di istruzione così elevato, grande rilievo viene dato alla matematica. Platone, infatti, offre le basi concettuali per le teorie sviluppate da Galileo e Keplero. I due scienziati, pur avendo elaborato concezioni molto diverse tra loro, partirono dal presupposto platonico che vede l’universo governato da leggi matematiche.
Pur proponendo uno Stato idealizzato e, per certi versi, fin troppo utopistico, l’idea di Platone ha influenzato profondamente alcune teorie politiche moderne. Da Aristotele a Rousseau, da Tommaso d’Aquino a Marx, tutti hanno ripreso alcuni dei suoi concetti-chiave, per poi muoversi in direzioni talvolta simili, talvolta opposte.
Senza Platone, dunque, il nostro modo di vedere la moralità, l’etica, la conoscenza, sarebbe davvero lo stesso?
Forse alcuni concetti platonici si sarebbero palesati ugualmente; forse la mancanza dell’idealismo platonico avrebbe reso la visione della realtà meno astratta e più pragmatica sin da subito; forse il pensiero occidentale avrebbe seguito un percorso del tutto inaspettato.
Una cosa è certa: le idee di Platone hanno avuto un impatto così profondo da rendere la sua presenza inevitabile, anche nelle idee che sembrano opporsi alle sue. Lo stesso Aristotele, uno dei pilastri della filosofia, pur essendosi allontanato molto dalle idee platoniche, ha sentito la necessità di criticarle e di proporre una visione alternativa, attribuendo al suo maestro un ruolo cruciale.
Platone non è solo un personaggio del passato, è ancora oggi parte attiva della nostra visione del mondo.
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