Quando si parla di Letteratura Italiana, a prescindere dal gusto e dalla predisposizione personale, non si può non fare riferimento ai tre grandi pilastri che, a distanza di secoli, continuano a segnare la nostra cultura, le giornate degli studenti e, in un modo o nell’altro, la vita di ognuno di noi.
Dante. Petrarca. Boccaccio. Tre grandi uomini, tre meravigliosi stili, tre diverse prospettive sull’uomo: prima vincolato a un ordine prestabilito, poi posto al centro dell’universo, infine immerso in una realtà mutevole e dinamica.
Eppure, in mezzo a cotanta diversità si nasconde qualcosa, o forse qualcuno, che li accomuna. Tutti e tre, infatti, pongono al centro delle loro opere la stessa figura: la donna.
D’altronde, va da sé: si può pensare a Dante senza ricordare Beatrice? O a Petrarca senza evocare Laura? O, ancora, a Boccaccio senza rifarsi alle donne intraprendenti e astute del Decameron?
Il soggetto è lo stesso, il significato è diverso a seconda dell’autore a cui si fa riferimento.
Dante la idealizza come guida spirituale: Beatrice è la donna- angelo, è purezza, è salvezza. L’amore dice addio alla concretezza terrena e diventa mezzo di elevazione spirituale.
Petrarca ne fa il simbolo del suo tormento interiore: Laura è reale e concreta, ma comunque idealizzata e irraggiungibile. Il poeta è sopraffatto da questo amore peccaminoso, costantemente in conflitto tra desiderio e spiritualità.
Boccaccio ne esalta ingegno e vitalità: distaccandosi dalla visione idealizzata e spirituale dei suoi predecessori, ne mostra la capacità di autodeterminazione. É decisamente più moderna la sua rappresentazione della donna, così come la concezione dell’amore che diviene finalmente romantico, sensuale, strategico. Tale prospettiva avrà vita breve: l’autore cambierà idea dopo aver conosciuto Petrarca, che in un attimo lo riporterà a una visione più tradizionale della donna.
Certo, i modi, gli stili, i contesti sono profondamente diversi, ma non si può negare che i sopracitati poeti dedichino ampio spazio alla figura femminile.
Se da una parte tale consapevolezza può essere valutata positivamente, dall’altra si fa spazio un grande interrogativo: la donna può essere definita autonoma? È il soggetto o l’oggetto della narrazione?
Beatrice è una presenza fondamentale nella Commedia: funge da tramite divino, intercede per lo stesso Dante, lo illumina con la sua conoscenza. Non dimentichiamoci che il suo compito è quello di sostituire Virgilio. Beatrice, quindi, va sottolineato, è ritenuta degna di poter prendere il posto di un personaggio maschile di grande spessore. Tuttavia, non prende decisioni indipendenti; pur essendo guida attiva nel Paradiso, il suo ruolo rimane funzionale alla crescita di Dante e non alla sua evoluzione personale.
Laura esiste solo attraverso le parole e lo sguardo del poeta, che la idealizza rendendola irraggiungibile. L’amore nei suoi confronti è un monologo, un conflitto vissuto esclusivamente da Petrarca. Laura rimane silenziosa, totalmente priva di voce e di personalità.
Le protagoniste delle novelle di Boccaccio acquisiscono maggiore libertà narrativa, ma la loro autonomia è fin troppo spesso legata a giochi di inganni e seduzioni, strumenti necessari per ottenere potere in un contesto che le limita.
Ovviamente, è innegabile che esista un percorso evolutivo della figura femminile, una progressiva emancipazione nella Letteratura e nella società. Tuttavia, ciò non basta: la donna rimane ben ancorata agli stereotipi medievali, che ne vincolano l’esistenza allo sguardo maschile. Beatrice, Laura e le donne astute del Decameron devono fare i conti con una triste realtà: mentre i loro innamorati continuano a rappresentare un punto di riferimento come soggetti a sé stanti, loro non possono esistere come figure libere e indipendenti dagli uomini che le hanno narrate.
Oggi, il ruolo della donna nella Letteratura è finalmente riconosciuto nella sua complessità, ma la reale e completa autonomia è ancora lontana. Sicuramente più indipendente rispetto al passato, la donna rimane però, ancora oggi, vittima di una libertà apparente, che a parole la vede capace di decidere per sé stessa, ma all’atto pratico la rende vittima del pregiudizio della società, della possessività dell’uomo e, talvolta, della poca solidarietà femminile.
La donna, gli uomini prendano nota, non ha bisogno di essere raccontata, è in grado di essere voce narrante della sua storia.
Una donna, come diceva la Woolf, deve scrivere di sé stessa, deve vedere sé stessa, deve dipingere sé stessa, deve parlare per sé stessa.
Solo così può raggiungere la libertà. Solo così può trovare il suo spazio nel mondo, senza vincoli e condizionamenti. Solo così può finalmente definirsi soggetto e non più oggetto legato a qualcuno o a qualcosa che, in verità, non la rappresenta.
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